UMANITA' AL CENTRO DEL BUSINESS
Chico è stato la vera scintilla da cui è nata United Pets. Arrivato come regalo da mia sorella mentre si stava sposando e lasciava casa, è approdato nella mia vita con una battuta affettuosa: «Ti lascio sola con un cane, non come un cane». Era un Dalmata totalmente matto e anarchico: non ha mai ubbidito a un singolo ordine!
In un'epoca in cui a Milano non esistevano le aree cani, passavo ore alla "Montagnetta" a urlare il suo nome a squarciagola mentre lui correva felice ignorandomi. Era un cane buonissimo ma incontenibile: faceva pipì ovunque, saltava addosso ai passanti per fare festa e ingurgitava qualsiasi cosa trovasse per strada (il che ci è costato ben due lavande gastriche).
Essendo l'era pre-smartphone abbiamo pochissime foto di lui, ma il suo spirito è fortemente impresso nel DNA del brand ed è rimasto indelebile nei nostri cuori. Chico è un ricordo indimenticabile non solo per me, ma anche per tutte le ragazze del team che lavorano con noi fin dal primo giorno e che ricordano ancora con un sorriso questo meraviglioso cane matto.


L'ultimo pilastro, e forse il più importante, è la scelta consapevole di restare umani. In un panorama aziendale che spesso spinge verso l'iper-ottimizzazione e la spersonalizzazione, io rivendico il valore dell'autenticità, dell'empatia e persino delle nostre fragilità.
Fare impresa, per me, significa costruire relazioni reali: con mio marito, con il mio team, con i clienti e con la grande community di amanti degli animali.


Chi ci conosce lo sa, non siamo semplicemente un’umana e il suo cane: siamo un incastro perfetto, totalmente indivisibili.
Il nostro è un legame simbiotico e profondo, nato fin dal primo giorno in cui le nostre strade si sono incrociate. È un rapporto fatto di sguardi, di intese silenziose e di una presenza costante che ha ridefinito la mia routine. My vive la nostra vita a 360 gradi: lavora con me in studio, viaggia sempre al nostro fianco e ci accompagna ovunque, persino davanti all'obiettivo dei servizi fotografici, dove da vera diva adora mettersi in primo piano.
Assecondare la sua personalità e vivere ogni giorno questa complicità è la mia più grande fonte di ispirazione


Arrivata da una scuderia inglese quando nostro figlio Alex aveva solo 6 mesi, questa cagnolino era unica: era stata educata da un addestratore di cani per ciechi dei Lions.
Aveva un'ubbidienza surreale: si fermava ai semafori rossi e, al comando "resta", immobile fuori dai negozi resisteva a tutto, persino a una salsiccia. Al tempo stesso, aveva un'anima scatenata e instancabile: correva per 40 km dietro alle biciclette e adorava infilarsi nelle fogne in montagna.
Con nostro figlio Alex il legame è stato viscerale. Cresciuti insieme nello stesso letto, Tabata diventava una "iena" protettiva se qualcuno si avvicinava al passeggino. Condividevano tutto, al punto che Alex spesso beveva dalla sua ciotola o ne mangiava i croccantini. Io ero terrorizzata, ma il pediatra mi rassicurava ridendo: «Non si preoccupi, i cani sono vaccinati. Per il bambino sono solo anticorpi e proteine!».



